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Alfonso Ciulla: “Il jazz deve rimanere esigente, libero e profondamente vivo”»

Aggiornato il Agosto 04, 2026

In occasione della ventesima edizione del Monte-Carlo Jazz Festival, Alfonso Ciulla, Direttore Artistico della Monte-Carlo Société des Bains de Mer, ripercorre la storia e le peculiarità di questo appuntamento autunnale, ormai saldamente affermato tra i principali festival europei. Tra figure leggendarie, talenti emergenti, una cornice storica d'eccezione e uno spirito di scoperta, egli promuove una visione inclusiva del jazz: fedele alla sua eredità, ma saldamente proiettata verso il futuro.

Vent'anni rappresentano un traguardo importante. Cosa significa questo anniversario per lei, in qualità di Direttore Artistico, e per la Monte-Carlo Société des Bains de Mer ?

Alfonso Ciulla : È un traguardo significativo. È naturalmente un momento per riflettere sul percorso compiuto finora e per guardare al futuro. Come Direttore Artistico, provo un immenso orgoglio: ho visto il Monte-Carlo Jazz Festival crescere, evolversi e affermarsi come un appuntamento imperdibile, pur rimanendo fedele alla propria identità e rinnovandosi a ogni edizione. Da vent'anni, il festival ha il privilegio di ospitare artisti eccezionali, scoprire nuove voci e condividere momenti unici con il pubblico. Il suo carattere distintivo risiede proprio in questo incontro tra leggende del jazz, talenti emergenti e un pubblico fedele, curioso ed esigente.

Per la Monte-Carlo Société des Bains de Mer, questo anniversario incarna una costante dedizione alla creazione artistica e all'eccellenza. La musica è parte fondamentale dell'esperienza che vogliamo offrire: un'esperienza in cui emozioni, eleganza e condivisione sono protagoniste. Celebrare questa ventesima edizione è dunque un modo per esprimere gratitudine a tutti coloro che hanno contribuito a questa storia. È anche una riconferma della nostra ambizione: continuare ad affermare il Monte-Carlo Jazz Festival come punto di riferimento internazionale, sempre fedele allo spirito del jazz: esigente, libero e profondamente vitale.

Alfonso Ciulla - Directeur artistique

In che modo il festival ha consolidato la propria legittimità nel panorama dei grandi eventi jazz in Francia e in Europa ?

Alfonso Ciulla : La legittimità non si riceve in dono, ma si conquista nel tempo grazie alla costanza. Da vent'anni, il Monte-Carlo Jazz Festival si è guadagnato la fiducia di artisti, pubblico e addetti ai lavori mantenendo un approccio artistico rigoroso, coerente e fedele allo spirito del jazz. Insieme a Reno Di Matteo, abbiamo sempre privilegiato la qualità rispetto alla quantità. Invitiamo musicisti di fama, figure chiave della storia del jazz, ma anche artisti che ne sfidano i confini ed esplorano nuove prospettive. Questo rigore artistico, unito alla splendida cornice dell'Opéra de Monte-Carlo e agli elevati standard della Monte-Carlo Société des Bains de Mer, ha permesso al festival di distinguersi naturalmente sulla scena europea.

La nostra identità si fonda anche su una certa libertà. Il jazz è una musica viva che dialoga con soul, blues, world music e sonorità contemporanee. Questa apertura ci consente di proporre un programma ambizioso senza mai tradire l'essenza del festival.

Il riconoscimento di cui godiamo oggi è frutto di un impegno costante e duraturo. Forse la prova più evidente della nostra legittimità è la fedeltà di artisti di grande prestigio che tornano a esibirsi a Monte-Carlo, oltre a un pubblico – proveniente da Monaco, dalla regione circostante e da tutta Europa – che condivide i nostri standard elevati e la passione per la scoperta.

Alfonso Ciulla Directeur Artistique Monte-Carlo Société des Bains de Mer

Il jazz possiede un'identità distintiva, ma i suoi confini con la world music, il pop e la musica elettronica si fanno sempre più labili. Quale linea artistica persegue ?

Alfonso Ciulla : Il jazz è una musica che non ha mai smesso di evolversi. La sua storia è fatta di incontri, contaminazioni, improvvisazione e libertà. Di conseguenza, dialoga naturalmente con soul, funk, world music, pop e sonorità elettroniche.

Il mio approccio artistico mira innanzitutto a restare fedele a quello spirito. Non cerco di rinchiudere il jazz in una definizione rigida, bensì di valorizzare artisti che ne incarnino i valori: rigore musicale, creatività, propensione al rischio ed emozione. Che provengano dalla tradizione jazzistica o esplorino nuovi orizzonti, tutti devono possedere una personalità artistica autentica. È proprio questa unicità a contare davvero.

Il Monte-Carlo Jazz Festival è un luogo di incontro e scoperta. Mettiamo in dialogo figure iconiche che hanno segnato la storia del jazz con una nuova generazione di musicisti intenti a reinventare le regole e ad aprire nuove prospettive. Questa diversità rappresenta una ricchezza, a patto che sia sostenuta da un'autentica coerenza artistica. Puntiamo a offrire una programmazione capace di sorprendere, di unire stili e generazioni, pur rimanendo fedeli all'essenza stessa del jazz: libertà, condivisione ed eccellenza musicale. È questo equilibrio tra tradizione e innovazione a definire l'identità del festival e, a mio avviso, a spiegarne il successo negli ultimi vent'anni.

Ospitare un festival jazz in un teatro d'opera rimane una scelta piuttosto insolita. Gli artisti sono sensibili a questa cornice ?

Alfonso Ciulla : Assolutamente sì. È uno degli elementi distintivi del Monte‑Carlo Jazz Festival. L'Opéra de Monte‑Carlo è un luogo ricco di storia e di straordinaria bellezza, capace di creare un legame intimo tra artisti e pubblico. Questa atmosfera trasforma ogni concerto in un'esperienza unica e privilegiata. Va inoltre riconosciuta la lungimiranza di Jean‑René Palacio, che vent'anni fa ha ideato questo festival in una cornice così magnifica.

I musicisti rimangono spesso subito affascinati quando scoprono la Salle Garnier. L'architettura, l'acustica e l'eleganza ne fanno una sede davvero unica, profondamente diversa dalle grandi arene o dai festival all'aperto.

Molti ci dicono di percepire immediatamente l'anima della sala e di sentire come questa influenzi la loro esecuzione. Si crea un tipo di ascolto particolare – un'intensità, quasi un'intimità – che favorisce l'improvvisazione e l'emozione. È anche questo a rendere unico il festival: offriamo un'esperienza in cui la tradizione incontra la creatività, con una sede iconica che ospita una musica profondamente viva e in costante evoluzione. Questo dialogo tra la storia dell'Opera e la libertà del jazz genera un'alchimia speciale, molto apprezzata sia dagli artisti che dal pubblico.

Monte-Carlo Jazz Festival Monaco

Quali artisti hanno maggiormente contribuito a plasmare l'identità del festival negli ultimi vent'anni ?

Alfonso Ciulla: Sarebbe difficile citarne solo alcuni senza fare un torto a tutti gli artisti che hanno contribuito a scriverne la storia. Ognuno, a modo suo, ha partecipato alla costruzione dell'identità del Monte-Carlo Jazz Festival. Detto questo, alcune grandi figure hanno lasciato un segno particolarmente significativo. Artisti come Herbie Hancock, Chick Corea, Marcus Miller, Diana Krall, George Benson e Dee Dee Bridgewater hanno incarnato quel rigore artistico e quella capacità di entrare in sintonia con un vasto pubblico, pur rimanendo profondamente fedeli allo spirito del jazz.

Tuttavia, l'identità del festival non si è mai costruita esclusivamente attorno alle grandi leggende. Si fonda anche su incontri inaspettati, creazioni originali, scoperte e artisti che hanno contribuito ad ampliare i confini del genere. È proprio questa diversità a renderci unici.

In sostanza, ciò che ha conferito al festival il suo carattere distintivo negli ultimi vent'anni sono, soprattutto, le emozioni condivise nella Salle Garnier. Quelle serate in cui un artista, una sala e un pubblico si fondono in un'atmosfera quasi magica. Sono questi i momenti che restano impressi nella memoria delle persone; sono ciò che spinge gli artisti a tornare e che incoraggia il pubblico a restarci fedele anno dopo anno.

Opéra - Jazz - Festival

Come immagina il Monte‑Carlo Jazz Festival tra vent'anni ?

Alfonso Ciulla : Spero, innanzitutto, che rimanga fedele alla propria identità. Un festival non dura venti, quaranta o cinquant'anni perché segue le mode, ma perché sa evolversi senza abbandonare ciò che gli conferisce un'anima. Tra vent'anni, immagino un Monte‑Carlo Jazz Festival che mantenga un alto livello artistico e sia capace di accogliere i grandi nomi accanto ai talenti che plasmeranno il jazz di domani.

Il jazz continuerà a evolversi, confrontandosi con altre estetiche e reinventandosi. Il festival deve rimanere uno spazio di libertà, curiosità e scoperta.

Spero inoltre che continui a offrire quell'esperienza unica, introvabile altrove: un concerto nella Salle Garnier, dove il prestigio della tradizione si fonde con l'energia della creazione. Questa alchimia tra una sede eccezionale, artisti ispirati e un pubblico appassionato rappresenta la nostra risorsa più preziosa.

Se, tra vent'anni, il Monte‑Carlo Jazz Festival sarà ancora riconosciuto come un appuntamento imperdibile — un evento a cui si partecipa tanto per l'eccellenza del programma quanto per l'emozione dei momenti vissuti — allora avremo raggiunto il nostro obiettivo. Il modo migliore per prepararsi al futuro è continuare a far vivere il jazz con la stessa passione, lo stesso rigore e la stessa voglia di sorprendere.

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