Aggiornato il Giugno 26, 2026
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Le belle giornate fanno le belle serate di Monte-Carlo. L’iconico night-club che ha riaperto in occasione del Ballo della Rosa lo scorso 21 marzo e, da allora, la festa pulsa a tutti i ritmi. Groove, electro, sexy, disco rimasterizzato: il programma delle serate del Jimmy’z gioca con tutti gli stili. Ed è proprio questa la sua identità.
Per Antonio Ierone, il manager, la sfida non è seguire ciecamente la tendenza, ma reinventare l’esperienza della notte con una programmazione più ampia, nuovi appuntamenti come il Jimmy’z Disco Club, e la qualità del servizio come firma della casa.
Per Antonio Ierone, il Jimmy'z Monte-Carlo deve restare quel luogo raro in cui si mescolano le generazioni e le sensibilità, sostenuto da un servizio d’eccezione elevato a vero e proprio art de vivre maison. La stagione 2026 segna il lancio del Jimmy'z Disco Club, appuntamento mensile che risveglia l’eleganza delle notti festive di un tempo, in uno spirito sempre improntato alla convivialità e a un’attenta attenzione al benessere dei clienti.
Com’è il Jimmy’z Monte-Carlo 2026?
Antonio: Quest’anno abbiamo voluto tornare a ciò che il Jimmy’z sa fare meglio: essere un club aperto, elegante, festoso, capace di riunire pubblici diversi. L’idea non è quella di chiudersi in un’unica estetica musicale; cosa che può soddisfare appieno soltanto una clientela. Seguiamo naturalmente le tendenze, ma senza perdere la nostra identità. Il Jimmy’z non è un club ultra-specializzato; è un luogo di notte nel senso più nobile del termine, un posto in cui si viene prima di tutto per vivere un grande momento.
Un club per tutti i pubblici?
Antonio: È l’essenza stessa del Jimmy’z! Qui bisogna mantenere una vera flessibilità. Nel 2026, l’house resterà molto presente, ma con una tonalità più groovy, più solare, più «sexy», e con più artisti capaci di creare un’energia immediata sulla pista. Serve una musica che faccia ballare, che unisca, che faccia venire voglia di vivere la notte con leggerezza.
Una musica per tutte le generazioni?
Antonio: Assolutamente. Oggi la notte è cambiata. Molti clienti con più di 40 anni si orientano verso ristoranti festivi o locali che iniziano e finiscono più presto. Risultato: nelle discoteche la clientela si è quindi naturalmente ringiovanita. Ma questo non significa che il Jimmy’z debba diventare un luogo riservato a una sola generazione. Al contrario. Vogliamo continuare a mescolare i pubblici, le età, le sensibilità. È questo che fa la magia di un club: vedere convivere una gioventù molto attuale e una clientela meno giovane nella stessa energia.
La grande novità del 2026 è il Jimmy’z Disco Club. Come è nata questa idea?
Antonio: È uno dei veri momenti clou della stagione. Abbiamo immaginato un appuntamento mensile attorno a uno spirito disco con uno sguardo contemporaneo. Non si tratta di serate a tema nel senso caricaturale del termine. Non si tratta di rimettere in scena il passato con nostalgia, ma di ritrovare una sensazione: quella delle grandi notti festive, di una musica più calorosa, più incarnata, con i codici di oggi. È un omaggio a una clientela che ama ancora uscire, ma che cerca anche qualcosa di diverso da una serata dedicata unicamente all’electro.
Quindi l’idea è riattualizzare un’eredità?
Antonio: Esattamente! Non vogliamo assolutamente cadere in qualcosa di datato. Ci interessa rimettere in circolazione un immaginario della festa che parli a più generazioni. Alcuni ritroveranno suoni, riferimenti, un’atmosfera che ricorderà loro anni bellissimi. Altri scopriranno un modo di fare festa più libero, più gioioso, meno standardizzato. Il Jimmy’z Disco Club è un modo per dire che si può essere di tendenza senza essere uniformi.
Sono previste altre novità nella programmazione?
Antonio: Sì. Continueremo le collaborazioni con artisti riconosciuti e svilupperemo anche appuntamenti più caratterizzati, in particolare attorno all’hip-hop che la clientela femminile apprezza particolarmente. Per esempio, stiamo lavorando con Tractopelle Musik per serate dedicate a questo universo.
Parla spesso del servizio come della vera forza del Jimmy’z Monte-Carlo. Più ancora della musica?
Antonio: Sì, e lo dico molto chiaramente: la nostra priorità non è soltanto la musica, è il servizio. La musica è essenziale, ovviamente, ma ciò che fa tornare un cliente è il modo in cui viene accolto, accompagnato, considerato. Al Jimmy’z Monte-Carlo, il servizio deve restare impeccabile dall’inizio alla fine della notte. I tavoli devono essere seguiti, il cliente deve sentirsi rispettato per tutta la serata. Non cerchiamo di essere migliori degli altri in tutto; vogliamo essere diversi, e questa differenza passa dalla qualità del servizio. In un luogo di notte, ognuno deve conoscere il proprio ruolo. Tengo molto a questa cultura del servizio. La festa può essere molto libera, molto calorosa, ma l’organizzazione deve essere molto rigorosa. È proprio questo che permette di creare un’atmosfera rilassata e di qualità.
Qual è la vostra ambizione per il 2026?
Antonio: Preservare ciò che il Jimmy’z Monte-Carlo ha di unico, inscrivendolo al tempo stesso pienamente nella sua epoca. Il luogo deve restare iconico, ma mai immobile. Dobbiamo accettare che le abitudini cambino, che la notte si consumi in modo diverso, che le aspettative evolvano. Ma dobbiamo anche difendere una certa idea della festa: generosa, elegante, aperta, in cui si viene per ballare, per incontrarsi, per stare bene. Il Jimmy’z Monte-Carlo esiste da decenni per un motivo: sa creare ricordi. Nel 2026, vogliamo crearne di nuovi.

Al Jimmy’z Monte-Carlo, la festa non si concepisce senza responsabilità. Antonio Ierone assume una linea chiara: «l’alcol fa parte dell’universo notturno, ma il suo consumo non può mai essere lasciato senza controllo». In concreto, le squadre sono formate per individuare i segnali di un’alterazione avanzata e interrompere il servizio quando un cliente ha già bevuto troppo. Alcune bottiglie possono essere rifiutate, e gli shot vengono volontariamente sospesi da un certo momento della notte in poi per evitare gli eccessi di fine serata.
La vigilanza non si ferma al bar. All’uscita, le squadre restano attente allo stato dei clienti. Acqua, caffè, sedie e una presa in carico temporanea possono essere messi a disposizione prima della partenza. L’obiettivo è semplice: non lasciare mai ripartire qualcuno in difficoltà senza accompagnamento. Questo approccio, che Antonio Ierone descrive come una responsabilità morale oltre che professionale, fa parte integrante della sua visione del mestiere: preservare lo spirito festoso, senza mai rinunciare alla sicurezza.
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