Astronaute Thomas Pesquet - Hôtel Hermitage Monte-Carlo - Monaco
Backstage
Incontri con

Thomas Pesquet : « Vedere la finitezza del pianeta è quasi uno shock »

Aggiornato il Settembre 25, 2026

Appena concluso il primo Summit internazionale sullo spazio a Parigi, l’astronauta francese ha trascorso una giornata da maratoneta a Monaco l’11 settembre 2026. Su invito di Jean-Luc Allavena, tra l’altro presidente onorario della French-American Foundation, Thomas Pesquet ha incontrato il Principe Alberto II e il Ministro di Stato, ha tenuto una conferenza davanti a quasi 250 studenti delle scuole superiori di Monaco e poi davanti a oltre mille ospiti della Monaco Méditerranée Foundation all’Auditorium Rainier-III. Ha inoltre visitato la sede di Venturi Space, che a dicembre 2026 dovrebbe inviare il suo primo veicolo sulla Luna. Dopo una (breve) notte all’Hôtel Hermitage Monte-Carlo, l’astronauta è ripartito la mattina seguente.

Thomas Pesquet risponde in esclusiva alle nostre domande sulle questioni geostrategiche della conquista dello spazio e sulla vita quotidiana a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, e condivide le sue riflessioni dopo due missioni di quasi 200 giorni a 400 km sopra la Terra.

Incontro con l’esploratore dello spazio, accolto ovunque come una star.

 

Thomas Pesquet, qui sulla terrazza dell'Hôtel Hermitage Monte-Carlo © Orphic

A Monaco ha scoperto i rover progettati da Venturi Space di Gildo Pallanca Pastor. Riuscirebbe a immaginare di percorrere la superficie della Luna a bordo di un veicolo monegasco?

Thomas Pesquet: Sarebbe una missione fantastica. Camminare sul suolo lunare è il mio sogno personale. È davvero ciò che mi spinge oggi, dopo 400 giorni sulla Stazione Spaziale Internazionale. Naturalmente, sono qui per portare a termine tutte le missioni che si presentano. Ma ciò che mi entusiasma è quello che c’è ancora più lontano.

E, da europeo, vorrei che l’Europa avesse un ruolo da svolgere sulla Luna. Con un rover europeo, monegasco, perché no? Venturi Space ha idee davvero ottime e lavora molto bene. Sarebbe una bella foto di famiglia sulla superficie della Luna tra qualche anno! È possibile.

 

Thomas Pesquet e l'ex astronauta e ambasciatore di Venturi Space Jean-François Clervoy © Venturi/Fitte

Astronaute Thomas Pesquet avec Jean-François Clervoy - Venturi Space Monte-Carlo

Non è sorprendente vedere un Paese così piccolo come Monaco ritagliarsi un posto in questa avventura?

Thomas Pesquet: In fin dei conti, di cosa abbiamo bisogno? Di tecnologia, di capitali pubblici, di capitali privati e di collaborazioni. È proprio questo che funziona. Venturi ha stretto accordi, in particolare con Michelin per i pneumatici, ma anche con partner svizzeri e americani. Credo che affrontare il problema da questo punto di vista sia la scelta giusta.

Oggi, quando si vuole entrare nel settore dell’esplorazione spaziale, non ha molto senso rifare ciò che gli americani e i russi hanno costruito progressivamente nel corso di venti, trenta o cinquant’anni. Bisogna entrare con decisione in una parte del progetto, scegliere una nicchia e diventare estremamente bravi in quel campo : un rover, per esempio, o un componente tecnologico molto specifico. Nessun Paese potrà fare tutto da solo. L’intelligenza consiste proprio nel condividere il progetto, affinché ciascuno contribuisca con qualcosa di altamente specializzato. Ed è esattamente ciò che fa Venturi.

 

Dimostrazione di un rover lunare con Gildo Pallanca Pastor, presidente di Venturi Space © Venturi/Fitte

Astronaute Thomas Pesquet - Venturi Space Monte-Carlo

In un momento in cui lo spazio diventa una questione strategica di primaria importanza, tanto economica quanto politica, come possiamo preservarlo come ambito di cooperazione tra le nazioni? Può rimanere pacifico?

Thomas Pesquet: Un’idea espressa dal presidente francese Emmanuel Macron al Vertice internazionale dello spazio mi sembra importante: se vogliamo difendere la nostra concezione dello spazio come bene comune, se non vogliamo che il primo arrivato possa appropriarsi delle cose e se rifiutiamo una sorta di «Far West spaziale», dobbiamo essere un partner potente.

È così semplice. Se non siamo noi stessi in grado di lanciare, esplorare, fare ricerca o comunicare nello spazio, non siamo al tavolo quando si discutono questi argomenti.

 

Una foto dei Paesi Bassi scattata da Thomas Pesquet dallo spazio © ESA/NASA–T. Pesquet

La Terre - Netherlands par Thomas Pesquet

Quali emozioni e sentimenti prevalgono quando si contempla la Terra da circa 400 chilometri di altitudine?

Thomas Pesquet: Su una missione di 200 giorni — e quasi 400 giorni in tutto nel mio caso — si attraversano necessariamente tutti gli stati d’animo. Ovviamente ci si sente estremamente privilegiati a essere lì. Ma ci sono anche molti momenti in cui si è completamente assorbiti dal lavoro.

Gli astronauti sono persone piuttosto razionali. Non lasciamo sempre libero sfogo alla poesia, al lirismo o alle grandi emozioni. In un certo senso, veniamo selezionati anche per questo. Ma ciò che mi ha colpito molto è stato constatare con i miei occhi cose che sapevo a livello intellettuale.

Il nostro cervello è in grado di ragionare con numeri molto grandi, ma non è necessariamente questo a toccarci. Ciò che ci tocca davvero è quello che vediamo, quello che possiamo toccare, le persone che conosciamo, ciò che accade alla nostra scala.

Vedere davvero la finitezza del pianeta, invece, è quasi uno shock. Si vede questo piccolo pianeta isolato e questo fa riflettere moltissimo. All’inizio si prova quasi angoscia di fronte a questa finitezza. Poi mi sono detto: se siamo riusciti a costruire la Stazione spaziale internazionale, qualcosa di incredibilmente complesso, con persone di tutto il mondo che non parlano tutte la stessa lingua e che hanno deciso di portare avanti insieme un programma di ricerca per ragioni positive, allora siamo anche in grado, sulla Terra, di affrontare sfide estremamente difficili.

 

La Terra fotografata da Thomas Pesquet dallo spazio © ESA/NASA–T. Pesquet

La Terre par Thomas Pesquet depuis l'espace

Questa contemplazione ha trasformato il suo modo di riflettere sulle cose della vita?

Thomas Pesquet: Mi ha prima di tutto reso più preoccupato. Avevo già una sensibilità per l’ambiente. Ma vedere le cose su una scala che si può davvero comprendere e percepire l’ha rafforzata moltissimo. Perciò sono tornato più motivato : motivato a ricordare che abbiamo tutte le carte in mano e che non dobbiamo dimenticare di giocarle.

 

Il Monte Everest fotografato da Thomas Pesquet dallo spazio © ESA/NASA–T. Pesquet

La Terre - Mont Everest par Thomas Pesquet

Per gli astronauti, lo chef Alain Ducasse ha preparato in particolare un salmone al limone candito di Mentone. L’ha assaggiato? Era buono come al ristorante?

Thomas Pesquet: Sì, ho assaggiato il piatto di Alain Ducasse sulla ISS. Il problema è che, prima della partenza, si assaggia al ristorante la versione originale, ed è formidabile. Poi bisogna conservarlo in scatola, rispettare norme di sicurezza estremamente rigorose e garantirgli una durata di circa due anni. Purtroppo il salmone risente un po’ del trattamento! Quando si apre la scatola sulla stazione, non è proprio la stessa cosa…

Da molto tempo vengono preparati piatti gastronomici per la Stazione spaziale. Per ogni missione vengono sviluppate nuove ricette e spesso gli astronauti scelgono uno chef del proprio Paese.

Alain Ducasse si trova in una situazione un po’ particolare: c’è un avvicendamento di piatti preparati con il CNES, che vengono poi forniti alla NASA e che gli astronauti possono scegliere. Quindi non sono solo i francesi a mangiare i piatti di Alain Ducasse nello spazio. I russi adorano i piatti dello chef! Gli americani un po’ meno, forse hanno abitudini più radicate…

 

Thomas Pesquet e i suoi colleghi della NASA © ESA/NASA

Thomas Pesquet et ses collègues de la NASA

Quando si trascorrono, come lei, due periodi di quasi 200 giorni nello spazio, quali piaceri terrestri mancano di più?

Thomas Pesquet: La natura, direi. E la libertà di camminare, di andare dove si vuole. La Stazione spaziale è un po’ come un sottomarino con una vista stupenda: si resta chiusi in uno spazio limitato, quindi molto confinato.

La libertà di andare a fare una passeggiata, di andare in montagna, in una foresta… Diamo tutto questo per scontato perché non ne siamo mai privati del tutto. Anche quando si vive in città, ci sono alcuni alberi e sappiamo che nel fine settimana o durante le vacanze potremo partire. Nello spazio si è completamente scollegati dalla natura. È piuttosto strano.

Spesso è quando si viene privati di qualcosa che si capisce quanto fosse importante. Si può non rendersi conto di quanto sia importante fare una passeggiata nel bosco fino a quando non diventa impossibile.

C’è anche un forte contrasto con l’ambiente della Stazione. È tutto estremamente tecnico, scientifico: metallo, impianti piuttosto freddi, forme funzionali. Così ci si sorprende a desiderare colori, forme irregolari, tutto ciò che richiama la natura. Si passa moltissimo tempo a guardare il pianeta. Di notte, l’Europa è magnifica. Nessuno l’ha disegnata perché fosse bella vista dallo spazio, eppure lo è. È una bellezza che non era nelle intenzioni, ma che si manifesta nel risultato.

 

Thomas Pesquet ha incontrato circa 250 studenti delle scuole superiori del Principato © Direzione della Comunicazione del Governo Principesco

Astronaute Thomas Pesquet - Conférence à Monaco

Che cosa ha potuto osservare concretamente del cambiamento climatico dall’orbita?

Thomas Pesquet : Il cambiamento climatico in sé non lo si «vede» direttamente. Se ne vedono gli effetti. L’innalzamento del livello del mare e lo scioglimento dei ghiacci sono fenomeni che si misurano nel lungo periodo. Sono soprattutto i dati dei satelliti di osservazione a permettere di stabilire i cambiamenti climatici; e in questo non c’è assolutamente alcuna ambiguità.

Ciò che invece si vede molto bene sono alcuni effetti, come l’aumento degli eventi climatici estremi. Durante la mia seconda missione, nel 2021, si parlava molto di «megaincendi». Oggi il termine stesso sembra quasi essere scomparso, tanto questi incendi sono diventati ricorrenti: ogni estate ce ne sono da qualche parte.

Si vedevano anche gli uragani nel Golfo del Messico: uno colpiva la Louisiana o il Texas e un altro arrivava subito dopo. È questa moltiplicazione degli eventi estremi che si percepisce molto chiaramente da lassù.

 

Il ghiacciaio Upsala fotografato da Thomas Pesquet dallo spazio © ESA/NASA–T. Pesquet

La Terre - le glacier d'Upsala - par Thomas Pesquet depuis l'espace

Ha parlato di queste questioni ambientali con il Principe Alberto II?

Thomas Pesquet: Sì. Ne avevamo già parlato nel 2022, quando avevamo trascorso del tempo insieme, e ne abbiamo discusso di nuovo questo 11 settembre. L’ambiente è chiaramente qualcosa che preoccupa molto il Principe.

L’esperienza dello spazio ha modificato il suo rapporto con Dio? Ha reso la vita anche più preziosa ai suoi occhi?

Thomas Pesquet: Quello che ho constatato è che lo spazio tende piuttosto a esasperare sensibilità che esistevano già. Una persona completamente atea non avrà necessariamente un’epifania e cambierà del tutto convinzioni per il fatto di essere andata nello spazio. Al contrario, è probabile che una persona già sensibile ai cambiamenti climatici veda questa sensibilità decuplicata. E penso che lo stesso valga per chi ha una sensibilità religiosa.

Ancora una volta, non passiamo le giornate a contemplare la Terra: abbiamo tantissimo lavoro da fare. Ma, a volte, quando si guarda questa piccola sfera blu, questa sorta di oasi di vita assolutamente improbabile con praticamente nulla intorno, è inevitabile che susciti qualche riflessione e qualche conversazione.

 

Thomas Pesquet durante la sua visita alla Venturi © Venturi/Fitte

Astronaute Thomas Pesquet - Venturi Space - Monaco

Fotografando la Terra come ha fatto lei, sembra evocare ciò che c’è di profondamente umano: la percezione della bellezza, l’emozione, persino la riflessione filosofica. Lo spazio è un luogo privilegiato per tutto questo?

Thomas Pesquet: Penso che tutti siamo sensibili a qualcosa di artistico. Non bisogna essere artisti per apprezzare l’arte. Del resto, «arte» significa moltissime cose: la musica, la pittura, la letteratura, una bella storia, una fotografia o persino una forma geometrica che troviamo bella e che ci parla. Fa parte del nostro software.

Durante le mie missioni, ciò che mi ha emozionato molto è stata la fotografia. Cerchiamo la bellezza intorno a noi, forse tanto più perché ci muoviamo in un ambiente molto tecnico. E quando si è privati della natura, la si guarda in modo diverso. Si cercano i colori, le forme, i paesaggi.

Oggi, sulla Terra, ascolto anche molta musica. Mi sono reso conto piuttosto tardi che non è solo «bella»: agisce davvero sui sentimenti. Può cambiare uno stato d’animo o, a volte, rafforzarlo. Credo che abbiamo bisogno di queste cose.

 

L'emisfero notturno visto da Thomas Pesquet © ESA/NASA–T. Pesquet

La Terre la nuit par Thomas Pesquet depuis l'espace

La domanda a Gildo Pallanca-Pastor, presidente di Venturi Space

Riesce a immaginare Thomas Pesquet mentre si sposta sulla Luna con il vostro Rover Mona Luna?

È il tipo ideale! Avrà il suo posto per andare sulla Luna.

In primo piano, Thomas Pesquet e Gildo Pallanca Pastor, qui alla Venturi © Venturi/Fitte

Astronaute Thomas Pesquet - Venturi Space - Monaco

Potreste anche voler leggere…