Gregory Porter
Due volte vincitrice del Grammy Award per il miglior album di jazz vocale, la superstar internazionale trascende i generi, dal blues al gospel e al soul, con il suo timbro dolce come il caramello.
«Credo fermamente che possiamo scegliere di essere ottimisti», afferma Gregory Porter, che ha cantato davanti alla regina Elisabetta II e si è esibito alla Royal Albert Hall di Londra così come sul palco principale del Glastonbury Festival.
Sebbene oggi sia una star del jazz, il successo si è fatto attendere per questo cantautore dalla voce baritonale, calda e avvolgente. Originario di Bakersfield, in California, Gregory Porter è cresciuto in una famiglia di sette figli con un padre assente, ma sostenuto dal gospel tramandato dalla madre, pastora.
Dopo il suo primo album *Water*, pubblicato nel 2010 all’età di 39 anni, quattro anni dopo ha vinto il suo primo Grammy Award con *Liquid Spirit* e il suo intimo singolo *Hey Laura*. I riconoscimenti si susseguono per l’artista, che nel 2017 viene nuovamente premiato come Miglior album di jazz vocale con *Take me to the Alley*.
Il doppio album *Still Rising – The collection*, uscito il 5 novembre 2021, il giorno dopo il suo 50° compleanno, raccoglie 34 brani, tra cui le canzoni che lo hanno reso famoso, nuove composizioni e duetti con il suo amico Moby, il jazzista britannico Jamie Cullum, la soprano Renée Fleming, il violoncellista Yo-Yo Ma, e in cui la sua voce si intreccia con registrazioni storiche di Ella Fitzgerald e Nat King Cole. «Ho sempre considerato Nat come una figura paterna, la sua musica mi dava consigli e mi educava», confida l’artista.
Lo ritroviamo a Monaco con questi brani: un banchetto per le orecchie, che è un balsamo per il cuore e consola l'anima.
Youn Sun Nah
Vocalista di spicco del jazz contemporaneo, capace di passare dalla tranquillità a un’energia travolgente, la cantante sudcoreana celebra 25 anni di carriera con il suo tredicesimo album, Lost Pieces.
Artista, autrice e interprete pluripremiata a livello internazionale, Youn Sun Nah è stata elogiata da The Guardian per la sua capacità di passare «da un grandioso dramma impressionista all’improvvisazione astratta, o alla sincera semplicità di un’artista folk».
Stabilitasi a Seul, in Corea del Sud, ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte da bambina prima di cantare gospel con la Korean Symphony Orchestra. Mentre si apriva per lei una carriera nel teatro musicale, alla fine ha scelto di studiare all’Istituto Nazionale di Musica di Beauvais, al Conservatorio Nadia e Lili Boulanger e al CIM, una scuola di jazz e musica contemporanea a Parigi.
Dopo essersi affermata con il suo album di debutto Reflets (2001), i suoi album successivi Same Girl (2010) e Lento(2013) hanno ottenuto il disco d’oro in Francia e in Germania. Nominata Ufficiale dell’Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero della Cultura francese nel 2019, ha fatto il suo debutto con Warner Music quello stesso anno con l’album Immersion.
Sulla scia di Waking World, con cui si è affermata come cantautrice, torna con Lost Pieces, pubblicato nel febbraio 2026, per il quale ha composto tutti gli 11 brani. In questo album esplora il dubbio nell’amore, sia verso gli altri che verso se stessa. Le sue canzoni evocano la perdita, la separazione e la complessità delle relazioni umane.
Accompagnata da una nuova band, Youn Sun Nah porta sul palco i limiti della registrazione in studio oltre i loro confini. È un’esperienza che unisce tenerezza e intensità, come se venisse a cantare dolcemente al nostro orecchio.


