Aggiornato il Maggio 10, 2026
Alla guida di Gustave, il nuovo bar dell’Hotel Hermitage Monte-Carlo, Frank Carcamo incarna una visione rara dell’ospitalità, alimentata dalla letteratura, dalla pittura e dal gusto per il bello.
Nato in Perù, è cresciuto e ha studiato a Milano. Appassionato fin da giovanissimo di poesia, filosofia e arti visive, dopo il diploma scientifico ha seguito un percorso di studi all’Accademia di Belle Arti di Brera. Questo radicamento artistico alimenta ancora oggi il suo modo di concepire il bar: come uno spazio di composizione, equilibrio ed emozione, dove il gesto conta tanto quanto l’atmosfera.
Arrivato a Nizza senza parlare francese, ha cercato un primo terreno di espressione e ha scelto l’universo molto cosmopolita del cocktail. Quella che doveva essere una transizione diventa «una vocazione». Frank Carcamo scopre così un mestiere che riunisce tutto ciò che lo appassiona: l’estetica, la precisione, il rapporto umano, l’energia del servizio e il senso del dettaglio.
Continua la sua carriera e fa carriera in diverse grandi case della Costa Azzurra. È in questa continuità che concepisce Gustave: non come un anonimo bar d’albergo, ma come un locale di carattere, raffinato e contemporaneo al tempo stesso. Desidera un luogo in cui ogni cliente sia accolto in modo unico, dove il cocktail sia al tempo stesso un piacere, una storia e un ricordo. Un luogo dove si viene per il gusto, naturalmente, ma anche per la conversazione, per la bellezza del gesto, per quella rara sensazione di aver vissuto una parentesi.
Al suo fianco, il capo barman Julien Lecharpentier, con cui collabora dal 2018, apporta una competenza approfondita nella creazione e nella mixologia. Da questa complementarità nasce l’identità di Gustave: un bar concepito come un’esperienza completa, al crocevia tra savoir-faire, emozione e stile.

Alla guida di Gustave, Frank Carcamo attinge dalla letteratura, dalla pittura e dall’estetica le fondamenta della sua passione per il mestiere di barman. Nato in Perù, è cresciuto a Milano e ha costruito la sua carriera professionale in diversi locali di lusso della Costa Azzurra. Oggi ha il raro privilegio di dare le prime note al nuovissimo bar dell’Hôtel Hermitage Monte-Carlo. Per Gustave, immagina un luogo dove l’accoglienza, la cura del dettaglio e l’arte del cocktail prolungano la storia del 5 stelle iniziata 130 anni fa.
Il suo percorso è ben lontano dai percorsi classici del settore alberghiero. Come è iniziato?
Frank Carcamo: Fin da giovanissimo mi sono appassionato alla letteratura e alla poesia. La scoperta di Pablo Neruda, verso i 12 anni, è stata fondamentale per me. Sono sempre stato molto sensibile anche alla pittura e alla filosofia. Questo mi ha portato a iscrivermi all’Accademia di Belle Arti di Milano, dove ho trascorso dodici anni. A quel tempo, mi vedevo più a lavorare nel campo artistico che in un bar. La mia idea era addirittura quella di partire per Parigi per imparare il francese e leggere i poeti nella loro lingua originale.

Cosa l’ha portata nel mondo dei bar?
Quando sono arrivato a Nizza, non parlavo affatto il francese. Volevo però mettermi subito al lavoro. E mi sono detto che un mojito, un margarita o un daiquiri sono parole che si pronunciano allo stesso modo in tutto il mondo. Così ho iniziato a comprare libri, a esercitarmi a casa, a imparare le ricette. La mia prima opportunità l’ho avuta alla spiaggia della Mala, a Cap-d’Ail, e quella prima stagione è stata decisiva. Quella che doveva essere una tappa è diventata una vocazione.
Cosa l’ha affascinata di questo mestiere al punto da renderlo «una vocazione»?
All’inizio c’erano naturalmente il prodotto, il piacere di imparare, la curiosità per i cocktail. Ma ben presto ho capito che questo mestiere andava ben oltre. Ci sono il gesto, l’estetica, l’atmosfera, il rapporto con gli altri. Ci sono anche la gestione, la trasmissione, la costruzione di una squadra. Mi sono reso conto che mi piaceva accompagnare le persone, far crescere i talenti, creare un ambiente in cui ognuno trovasse il proprio posto. Il mio percorso accademico nel campo delle arti mi ha senza dubbio trasmesso il gusto per il bello, quel desiderio che tutto sia armonioso, giusto, elegante, senza eccessi.

È per questo che ha scelto di lavorare per alcune delle più prestigiose case della Costa Azzurra?
È lì che si impara l’esigenza, il senso del dettaglio, la coerenza di un concetto, ma anche l’importanza del fattore umano. In tali case, tutto è importante: il prodotto, naturalmente, ma anche l’energia del team, la costanza dell’accoglienza, il modo in cui si dà vita a una visione.
Perché il progetto Gustave le ha fatto venire voglia di entrare a far parte della Monte-Carlo Société des Bains de Mer?
C'è nel nome «Gustave», nell'immaginario collettivo, nel suo legame con una certa idea della Belle Époque, qualcosa che rispecchia i miei gusti e la mia sensibilità. Amo i luoghi che raccontano una storia. Mi piace quando un concetto non si limita a una funzione, ma apre un universo. Qui si parla di eleganza, cultura, atmosfera, memoria, con allo stesso tempo una vera volontà di modernità. Non avevo mai davvero pensato di venire a lavorare a Monaco, nonostante vivessi nella regione da quindici anni. Ma Gustave è stato, per me, una scelta ovvia.

In che modo l’Hotel Hermitage Monte-Carlo alimenta la sua visione del bar Gustave?
L’hotel ha un’anima. Quando si entra nel Salon Belle Époque, quando si osservano i soffitti, i quadri, l’atmosfera generale della struttura, si capisce subito che non si tratta di un ambiente neutro. È un hotel che ispira, che possiede una profondità, una sensibilità particolare. Non è bello solo per ragioni estetiche, è animato. Per me, Gustave prolunga l’eleganza dell’hotel, offrendo al contempo un’esperienza contemporanea e aperta. È parte integrante della storia e della vita dell’Hôtel Hermitage Monte-Carlo.
Quale atmosfera desidera creare?
Voglio un’atmosfera raffinata, ma mai statica. Un luogo dove si percepisca immediatamente l’attenzione rivolta al cliente, al suo umore, al suo ritmo, a ciò che desidera vivere in quel momento. Per me, ogni cliente è unico. Il lusso inizia proprio da questa capacità di accogliere ognuno in modo unico. Non si tratta solo di servire un ottimo cocktail, ma di creare un'esperienza completa: l'accoglienza, il tono, la narrazione, il ritmo, la bellezza del gesto. Si deve poter venire da Gustave per il gusto, per l'atmosfera, per la conversazione, per il piacere di un momento che lascia il segno.

Parla spesso di narrazione, cultura e trasmissione. Che ruolo rivestono questi aspetti nel suo approccio?
Un ruolo essenziale. Un cocktail può veicolare un'ispirazione, una storia, un riferimento. Una conversazione al bar può aprirsi alla poesia, alla filosofia, a un ricordo, a un'epoca. Vorrei che il team sapesse trasmettere tutto questo con naturalezza, senza mai essere ostentato. Se il cliente se ne va pensando di aver vissuto qualcosa di unico, una parentesi nel tempo, allora abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.
Lavora fianco a fianco con il capo barman Julien Lecharpentier da otto anni. Cosa rappresenta questa complementarità nella costruzione di Gustave?
È molto preziosa. Nel corso del tempo abbiamo costruito una vera intesa. Julien apporta una dimensione molto forte di creatività, innovazione, mixologia pura, con una passione molto spiccata per le tecniche e i prodotti. Da parte mia, sono forse più orientato verso l’esperienza globale, il senso del luogo, il rapporto con il cliente, l’accompagnamento dei team. Questa complementarità permette di costruire qualcosa di coerente e distintivo. Abbiamo una vera ambizione per Gustave: creare un bar che si distingua e che un giorno possa annoverarsi tra i grandi punti di riferimento.

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Incontro con Julien Lecharpentier, capo barman del Gustave, il nuovo bar dell’Hotel Hermitage Monte-Carlo.
