Printemps des Arts Monaco
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Incontro con Bruno Mantovani: Ritornare, come se fosse la prima volta

Nuova direttore artistico della Printemps des Arts, Bruno Mantovani ha scelto di sviluppare le prossime edizioni del festival tutt'intono a un tema, una filosofia: La mia fine è il mio inizio.

Benché oggi venga ad assumere la direzione della Printemps des arts, la storia di Bruno Mantovani con questo festival è cominciata molto prima. Compositore di musica da camera o per orchestra, d'opere vocali, corali e d'opera, aveva già siglato per l'evento tre creazioni, di cui due cui due coreografate da Jean-Christophe Maillot. « In quell'occasione avevo inciso un disco con  l’Orchestre Philharmonique de Monte-Carlo, che è un gran insieme orchestrale. Quando la Principessa di Hannover mi ha contattato per cogliere l'eredità di Marc Monnet, di cui sono amico, oltre che a suonare la sua musica, ho, accettato », spiega questa figura delle generazione contemporanea francese.

Mantovani ha diretto per nove anni il Conservatoire national supérieur de musique et de danse de Paris, dopo averci studiato. Membro dell’Académie des Beaux-arts e direttore del Conservatoire à rayonnement régional de Saint-Maur-des-Fossés, Bruno Mantovani dirige anche regolarmente gruppi di musica contemporanea, in qualità di direttore d'orchestra. Le sue ambizioni per il festival monegasco? Farne un momento privilegiato per volgere uno sguardo sulla storia della musica, esplorare i legami tra creazione e patrimonio culturale. Per le sue prime edizioni, ha scelto come tema del rondeau a tre voci di Guillaume de Machaut, che s'intitola per l'appunto Ma fin est mon commencement. Un'opera d'avanguardia, e che peraltro ha segnato l'emergere di un nuovo stile polifonico del XIV secolo, l'Ars nova.

Monaco - Orchestre Philharmonique Monte-Carlo - Auditorium Rainier III

Gustare una musica epicurea

 

Se, attraverso l'Europa, un buon numero di festival europei ha scelto una specialità - il piano a La Roque-d’Anthéron, la musica contemporanea  à Donaueschingen, o l'esplorazione di un compositore a La Folle Journée – Bruno Mantovani è da parte sua un uomo di sintesi. « Non siamo più in un'epoca di scuole o di doxa estetici, ma di molteplicità ». In questa programmazione tutto è possibile, salvo ciò che, nostalgicamente, riprendere il neo o post-modernismo» ».

« Non siamo più in un'epoca di scuole o di doxa estetici ma di molteplicità ».."

Sviluppato nel corso di quattro lunghi weekend, il festival propone di confrontare le opere di giovinezza e di maturità dei grandi compositori, in compagnia del pianista Jean-Efflam Bavouzet, o di sperimentare nuove sonorità con Bastien David, passato come Mantovani per Villa Médicis. Le composizioni verranno messe in relazione, e anche oltre. « Per quel che mi riguarda, la gastronomia, l'enologia e la musica si nutrono mutualmente, c'è un rapporto diretto tra il gusto e l'udito, un'immediatezza », testimonia questo epicureo, che ha voluto predisporre in questo contesto un concerto degustazione al liceo alberghiero di Monaco». Ogni primavera sarà l'occasione di concentrarsi su un compositore, un interprete, un genere e un paese, come quest'anno l'Armenia. « Desidero dimostrare che un paese che poteva ritrovarsi in una situazione molto fragile, è riuscito comunque a produrre opere artistiche di qualità. Ciò che amo in questa cultura è il legame tra la cultura popolare e la sapienza, il che porta a farsi domande sulle radici », conclude il musicista, partner della pianista Varduhi Yeritsyan. Come il rondeau de Machaut, che si conclude come inizia, Mantovani difende così una musica che contribuisce a ripensare sul senso delle cose.

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